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Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani
Sottocommissione sulla promozione e protezione dei diritti umani
Gruppo di Lavoro sulle forme contemporanee di schiavitù
27ª sessione

 
 
Ginevra 27 - 31 maggio 2002

I braccianti agricoli vincolati nella provincia del Sindh inferiore - Pakistan

Negli ultimi tre anni questo Gruppo di Lavoro ha ricevuto informazioni sulla difficile condizione dei lavoratori vincolati in Pakistan. In questo lasso di tempo lo stato dei schiavi per debito non è migliorato e nella provincia del Sindh la situazione si è molto deteriorata in seguito ad una recente decisione della Corte d'Appello.

Secondo una ricerca realizzata per conto del governo del Sindh e della Banca Asiatica per lo Sviluppo 1, ci sono circa 1,7 milioni di contadini (haris) e mezzadri senza terra nei cinque distretti della provincia del Sindh (Thatta, Dadu, Badin, Mirpurkhas e Umerkot). Il rapporto segnala che la maggior parte di questi si trovano in una situazione di lavoro vincolato.

Sebbene la schiavitù per debito sia diffusa in tutta la provincia del Sindh, nel nord della regione la maggior parte delle vittime appartiene alla maggioranza musulmana, mentre gran parte dei braccianti agricoli vincolati nel sud della provincia Sindh fa parte dei dalit 2 (intoccabili) e di comunità tribali emigrate dalla zona ad alta siccità del deserto del Tharparkar. La povertà e la fame hanno costretto queste comunità ad accettare i prestiti di denaro dei proprietari terrieri e a tenersi a disposizione per lavorare dall'alba al tramonto. Gli schiavi per debito possono essere detenuti o sorvegliati per evitare che scappino, e in questo regime di proprietà assoluta non è raro che le donne vengano violentate.

Molti lavorano gratuitamente, e il cibo e i vestiti che ricevono si aggiungono al loro debito insieme agli interessi per il prestito. Il debito, così, aumenta di giorno in giorno. La maggior parte dei lavoratori è costretta ad offrire begar, ovvero una forma di lavoro forzato non retribuito, oltre alle mansioni per ripagare del debito. La tratta dei lavoratori vincolati insolventi è pratica diffusa fra i proprietari terrieri. I lavoratori vengono venduti da un proprietario all'altro, di solito ad un prezzo più alto del debito con il proprietario precedente, aumentando così l'indebitamento.

Il Comitato Speciale sul Sindh della Commissione dei diritti umani in Pakistan (HRCP) ha lavorato proficuamente, ottenendo il rilascio di circa 15.000 uomini, donne e bambini tenuti in condizioni di schiavitù per debito, alcuni dei quali erano vincolati allo stesso proprietario terriero da tre generazioni. È stato dato loro rifugio temporaneo in sette campi vicino alla città di Hyderabad. Le condizioni di vita in questi campi sono totalmente inadeguate, ma né il governo né altri enti hanno offerto alcun aiuto. Queste famiglie restano vulnerabili rispetto a possibili rappresaglie, quali minacce e rapimenti, da parte degli ex proprietari. Il rapimento e la sparizione della famiglia di Munoo Bheel il 4 maggio 1988 ne è un esempio. L'ex proprietario Abdur Rehman Murri e sei altri uomini sono stati identificati da testimoni come i responsabili del sequestro della famiglia, e il caso fu denunciato alla polizia locale (riferimento ufficiale FIR N° 35, 1988). Malgrado ciò, le autorità non hanno fatto nulla per trovare e liberare la famiglia Munoo, né per portare i colpevoli davanti alla giustizia 3.

In teoria, tutti i lavoratori vincolati avrebbero dovuto essere liberati in virtù della Legge (abrogativa) del sistema della schiavitù per debito del 1992, e i responsabili avrebbero dovuto essere perseguiti a norma di legge. Tuttavia, grazie all'influenza politica ed economica, i proprietari terrieri della provincia del Sindh continuano impunemente a sfruttare la manodopera forzata. Alcuni proprietari sono persino riusciti a denunciare alcuni schiavi per debito alla polizia, ottenendo l'imprigionamento di 40 haris.

Sentenza della Corte d'Appello del Sindh (Procura di Hyderabad) del 9 gennaio 2002

La situazione dei lavoratori vincolati nella provincia di Sindh si è ulteriormente deteriorata il 9 gennaio 2002, quando la Corte d'Appello del Sindh ha respinto 94 ricorsi per la liberazione di schiavi per debito, dichiarando che le richieste riguardavano contestazioni fra proprietari e haris inerenti questioni di debito, e che quindi ricadevano nell'ambito della Legge sugli affitti del 1950.

In merito a questa sentenza, l'HRCP ha evidenziato in una richiesta d'appello alla Corte Suprema (N° K 343 del 2002) una serie di incongruenze, riportate qui di seguito.

Il 19 ottobre 2001, la Corte d'Appello decise di considerare tutte queste domande (i 94 ricorsi presentati dall'HRCP e quelli presentati dai proprietari contro i lavoratori vincolati) nel loro insieme. Non tenne conto dei fatti e delle circostanze di ogni ricorso sottopostole e si riservò di emettere una sentenza senza dare all'HRCP, né al suo Consiglio, l'opportunità di parlare di fronte ad essa.

Il 10 gennaio 2002, la Corte d'Appello pronunciò la sentenza. Respinse sia i 94 ricorsi presentati per il rilascio degli schiavi vincolati, sia quelli presentati dai proprietari, dichiarando che "la causa principale delle contestazioni e dei conseguenti appelli alla Corte era lo standard di vita troppo elevato rispetto alle possibilità e lo stato di indebitamento permanente". Dichiarò inoltre che gli appelli si riferivano a dispute fra proprietari e haris in merito a questioni di debito, e che dovevano essere giudicate in base alla Legge del Sindh sugli affitti del 1950. Tuttavia, la Corte non fece alcun riferimento alla Legge (abrogativa) del sistema della schiavitù per debito del 1992, che dovrebbe avere la precedenza in questo caso e prevedrebbe l'annullamento dei prestiti e la liberazione dei lavoratori vincolati.

La Corte, inoltre, suffragò le proprie conclusioni con altre sentenze, ma senza riferire che in tutti i casi gli schiavi per debito e gli haris erano stati rilasciati. Addirittura, in una delle sentenze citate dalla Corte d'Appello del Sindh a suffragio del proprio verdetto (un caso regolato dalla Corte d'appello del Lahore - Lahore 428), si fa esplicitamente riferimento alla Legge (abrogativa abolitiva) del sistema della schiavitù per debito del 1992, affermando così l'importanza di questa legge grazie alla quale i lavoratori vincolati furono rilasciati.

La Corte dichiarò inoltre: "Le istanze riguardano Mirpurkhas, Sanghar e Umerkot. Non si sono avute simili istanze in altre zone del Sindh." Ciò non corrisponde a verità, poiché molti schiavi per debito di altri distretti del Sindh (Thatta, Hyderabad, Badin, Tharparkar e Nawabshah) avevano presentato istanza alla Corte d'Appello del Sindh, e molti erano stati rilasciati dalla Corte di Hyderabad.

La sentenza indica inoltre che casi di questo genere dovrebbero essere risolti dai mukhtiarkars, funzionari incaricati di tenere i registri riguardanti gli affittuari e le affittanze. Tuttavia, essi non hanno l'autorità di comporre vertenze di competenza della Legge (abrogativa) del sistema della schiavitù per debito del 1992, e non sembrano voler scontrarsi con i proprietari terrieri locali, come testimonia lo scorretto mantenimento dei registri. All'HRCP risulta che nessuno degli haris che hanno presentato ricorso fosse registrato, come previsto invece dall'articolo 9 della Legge sugli affitti del 1950.

Da quando è stata pronunciata questa sentenza, la Corte d'Appello del Sindh ha respinto molte richieste di rilascio di lavoratori vincolati. La sentenza annulla a tutti gli effetti la Legge (abrogativa) del sistema della schiavitù per debito del 1992. Se la decisione della corte fosse confermata dalla Corte Suprema pakistana, la proposta del governo del Pakistan di abolire il lavoro vincolato nella Politica e piano d'azione nazionale per l'abolizione della schiavitù per debito e il recupero delle vittime emancipate sarebbe gravemente danneggiata.

Richieste

Il governo pakistano dovrebbe affermare chiaramente che la Legge (abrogativa) del sistema della schiavitù per debito del 1992 dovrebbe avere la precedenza sulla Legge sugli affitti del Sindh del 1950 ogni qual volta si verifichino dei conflitti d'interpretazione giuridica. Dovrebbe inoltre prendere in considerazione l'abolizione degli articoli di quest'ultima legge che causano tale conflitto.

Facciamo appello al Governo perché riconosca l'importanza del problema della schiavitù per debito come evidenziato dalla ricerca condotta dalla Banca Asiatica per lo Sviluppo per conto del governo del Sindh. Chiediamo inoltre al Governo di dare priorità alla piena realizzazione del Piano d'azione nazionale, e in questo contesto di prestare particolare attenzione all'istruzione di processi e alla creazione di meccanismi indipendenti per la registrazione e la liberazione dei lavoratori vincolati.



1 Final Report - Sindh Rural Development Project (TA3132-Pak), preparato da Agrodev Canada Inc. for Planning and Development - Il governo del Sindh e la Banca asiatica di sviluppo, ottobre 2000.
2 Gli "intoccabili" della tradizione religiosa indù indiana.
3 Vedere i suggerimenti di Anti-Slavery alla 25ª sessione dei Gruppi di lavoro (Giugno 2000), Debt bondage in India, Nepal and Pakistan.