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Negli ultimi tre anni questo Gruppo di Lavoro ha ricevuto informazioni
sulla difficile condizione dei lavoratori vincolati in Pakistan.
In questo lasso di tempo lo stato dei schiavi per debito non è
migliorato e nella provincia del Sindh la situazione si è
molto deteriorata in seguito ad una recente decisione della Corte
d'Appello.
Secondo una ricerca realizzata per conto del governo del Sindh
e della Banca Asiatica per lo Sviluppo 1,
ci sono circa 1,7 milioni di contadini (haris) e mezzadri
senza terra nei cinque distretti della provincia del Sindh (Thatta,
Dadu, Badin, Mirpurkhas e Umerkot). Il rapporto segnala che la maggior
parte di questi si trovano in una situazione di lavoro vincolato.
Sebbene la schiavitù per debito sia diffusa in tutta la
provincia del Sindh, nel nord della regione la maggior parte delle
vittime appartiene alla maggioranza musulmana, mentre gran parte
dei braccianti agricoli vincolati nel sud della provincia Sindh
fa parte dei dalit 2 (intoccabili)
e di comunità tribali emigrate dalla zona ad alta siccità
del deserto del Tharparkar. La povertà e la fame hanno costretto
queste comunità ad accettare i prestiti di denaro dei proprietari
terrieri e a tenersi a disposizione per lavorare dall'alba al tramonto.
Gli schiavi per debito possono essere detenuti o sorvegliati per
evitare che scappino, e in questo regime di proprietà assoluta
non è raro che le donne vengano violentate.
Molti lavorano gratuitamente, e il cibo e i vestiti che ricevono
si aggiungono al loro debito insieme agli interessi per il prestito.
Il debito, così, aumenta di giorno in giorno. La maggior
parte dei lavoratori è costretta ad offrire begar,
ovvero una forma di lavoro forzato non retribuito, oltre alle mansioni
per ripagare del debito. La tratta dei lavoratori vincolati insolventi
è pratica diffusa fra i proprietari terrieri. I lavoratori
vengono venduti da un proprietario all'altro, di solito ad un prezzo
più alto del debito con il proprietario precedente, aumentando
così l'indebitamento.
Il Comitato Speciale sul Sindh della Commissione dei diritti umani
in Pakistan (HRCP) ha lavorato proficuamente, ottenendo il rilascio
di circa 15.000 uomini, donne e bambini tenuti in condizioni di
schiavitù per debito, alcuni dei quali erano vincolati allo
stesso proprietario terriero da tre generazioni. È stato
dato loro rifugio temporaneo in sette campi vicino alla città
di Hyderabad. Le condizioni di vita in questi campi sono totalmente
inadeguate, ma né il governo né altri enti hanno offerto
alcun aiuto. Queste famiglie restano vulnerabili rispetto a possibili
rappresaglie, quali minacce e rapimenti, da parte degli ex proprietari.
Il rapimento e la sparizione della famiglia di Munoo Bheel il 4
maggio 1988 ne è un esempio. L'ex proprietario Abdur Rehman
Murri e sei altri uomini sono stati identificati da testimoni come
i responsabili del sequestro della famiglia, e il caso fu denunciato
alla polizia locale (riferimento ufficiale FIR N° 35, 1988).
Malgrado ciò, le autorità non hanno fatto nulla per
trovare e liberare la famiglia Munoo, né per portare i colpevoli
davanti alla giustizia 3.
In teoria, tutti i lavoratori vincolati avrebbero dovuto essere
liberati in virtù della Legge (abrogativa) del sistema
della schiavitù per debito del 1992, e i responsabili
avrebbero dovuto essere perseguiti a norma di legge. Tuttavia, grazie
all'influenza politica ed economica, i proprietari terrieri della
provincia del Sindh continuano impunemente a sfruttare la manodopera
forzata. Alcuni proprietari sono persino riusciti a denunciare alcuni
schiavi per debito alla polizia, ottenendo l'imprigionamento di
40 haris.
Sentenza della Corte d'Appello del Sindh (Procura di Hyderabad)
del 9 gennaio 2002
La situazione dei lavoratori vincolati nella provincia di Sindh
si è ulteriormente deteriorata il 9 gennaio 2002, quando
la Corte d'Appello del Sindh ha respinto 94 ricorsi per la liberazione
di schiavi per debito, dichiarando che le richieste riguardavano
contestazioni fra proprietari e haris inerenti questioni
di debito, e che quindi ricadevano nell'ambito della Legge sugli
affitti del 1950.
In merito a questa sentenza, l'HRCP ha evidenziato in una richiesta
d'appello alla Corte Suprema (N° K 343 del 2002) una serie di
incongruenze, riportate qui di seguito.
Il 19 ottobre 2001, la Corte d'Appello decise di considerare tutte
queste domande (i 94 ricorsi presentati dall'HRCP e quelli presentati
dai proprietari contro i lavoratori vincolati) nel loro insieme.
Non tenne conto dei fatti e delle circostanze di ogni ricorso sottopostole
e si riservò di emettere una sentenza senza dare all'HRCP,
né al suo Consiglio, l'opportunità di parlare di fronte
ad essa.
Il 10 gennaio 2002, la Corte d'Appello pronunciò la sentenza.
Respinse sia i 94 ricorsi presentati per il rilascio degli schiavi
vincolati, sia quelli presentati dai proprietari, dichiarando che
"la causa principale delle contestazioni e dei conseguenti
appelli alla Corte era lo standard di vita troppo elevato rispetto
alle possibilità e lo stato di indebitamento permanente".
Dichiarò inoltre che gli appelli si riferivano a dispute
fra proprietari e haris in merito a questioni di debito,
e che dovevano essere giudicate in base alla Legge del Sindh
sugli affitti del 1950. Tuttavia, la Corte non fece alcun riferimento
alla Legge (abrogativa) del sistema della schiavitù per
debito del 1992, che dovrebbe avere la precedenza in questo
caso e prevedrebbe l'annullamento dei prestiti e la liberazione
dei lavoratori vincolati.
La Corte, inoltre, suffragò le proprie conclusioni con altre
sentenze, ma senza riferire che in tutti i casi gli schiavi per
debito e gli haris erano stati rilasciati. Addirittura, in
una delle sentenze citate dalla Corte d'Appello del Sindh a suffragio
del proprio verdetto (un caso regolato dalla Corte d'appello del
Lahore - Lahore 428), si fa esplicitamente riferimento alla Legge
(abrogativa abolitiva) del sistema della schiavitù per debito
del 1992, affermando così l'importanza di questa legge grazie
alla quale i lavoratori vincolati furono rilasciati.
La Corte dichiarò inoltre: "Le istanze riguardano Mirpurkhas,
Sanghar e Umerkot. Non si sono avute simili istanze in altre zone
del Sindh." Ciò non corrisponde a verità, poiché
molti schiavi per debito di altri distretti del Sindh (Thatta, Hyderabad,
Badin, Tharparkar e Nawabshah) avevano presentato istanza alla Corte
d'Appello del Sindh, e molti erano stati rilasciati dalla Corte
di Hyderabad.
La sentenza indica inoltre che casi di questo genere dovrebbero
essere risolti dai mukhtiarkars, funzionari incaricati di
tenere i registri riguardanti gli affittuari e le affittanze. Tuttavia,
essi non hanno l'autorità di comporre vertenze di competenza
della Legge (abrogativa) del sistema della schiavitù per
debito del 1992, e non sembrano voler scontrarsi con i proprietari
terrieri locali, come testimonia lo scorretto mantenimento dei registri.
All'HRCP risulta che nessuno degli haris che hanno presentato ricorso
fosse registrato, come previsto invece dall'articolo 9 della Legge
sugli affitti del 1950.
Da quando è stata pronunciata questa sentenza, la Corte
d'Appello del Sindh ha respinto molte richieste di rilascio di lavoratori
vincolati. La sentenza annulla a tutti gli effetti la Legge (abrogativa)
del sistema della schiavitù per debito del 1992. Se la
decisione della corte fosse confermata dalla Corte Suprema pakistana,
la proposta del governo del Pakistan di abolire il lavoro vincolato
nella Politica e piano d'azione nazionale per l'abolizione della
schiavitù per debito e il recupero delle vittime emancipate
sarebbe gravemente danneggiata.
Richieste
Il governo pakistano dovrebbe affermare chiaramente che la Legge
(abrogativa) del sistema della schiavitù per debito del
1992 dovrebbe avere la precedenza sulla Legge sugli affitti del
Sindh del 1950 ogni qual volta si verifichino dei conflitti
d'interpretazione giuridica. Dovrebbe inoltre prendere in considerazione
l'abolizione degli articoli di quest'ultima legge che causano tale
conflitto.
Facciamo appello al Governo perché riconosca l'importanza
del problema della schiavitù per debito come evidenziato
dalla ricerca condotta dalla Banca Asiatica per lo Sviluppo per
conto del governo del Sindh. Chiediamo inoltre al Governo di dare
priorità alla piena realizzazione del Piano d'azione nazionale,
e in questo contesto di prestare particolare attenzione all'istruzione
di processi e alla creazione di meccanismi indipendenti per la registrazione
e la liberazione dei lavoratori vincolati.
1 Final Report - Sindh Rural Development Project
(TA3132-Pak), preparato da Agrodev Canada Inc. for Planning and Development
- Il governo del Sindh e la Banca asiatica di sviluppo, ottobre 2000.
2 Gli "intoccabili" della tradizione religiosa indù
indiana.
3 Vedere i suggerimenti di Anti-Slavery alla 25ª sessione dei
Gruppi di lavoro (Giugno 2000), Debt bondage in India, Nepal and
Pakistan. |